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Le Meridiane delle Marche

“Il tempo nell'arte”

di

MASSIMO TEMPERINI

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8 - L'ARTE E' ETERNA

Nell'arco del suo tempo-vita l'opera d'arte può subire la sua distruzione (thanatos), che può verificarsi per incuria e abbandono al deperimento, come per violento e traumatico accadimento esterno, terremoto, guerra, caduta, incendio; il prolungamento della sua vita (bios) che si manifesta nell'atto fisico della cura materica dell'opera, manutenzione e conservazione. La restituzione della sua realtà come opera d'arte (éros) nell'ambito dell'esistente, si verifica nel finale atto di restauro [lxvi].

In ogni opera d'arte si possono registrare almeno tre atti: il primo è quello della sua realizzazione da parte dell'artista; il secondo è quello dell'azione su di essa del tempo; il terzo è quello dell'azione dell'uomo.

All' ignoranza del tempo spesso si aggiunge l'azione non conservativa ma volontariamente distruttiva. Lo scoppio di un ordigno, avvenuto nella notte tra il 26 e 27 maggio 1993, distrugge la Torre dei Pulci a Firenze e danneggia gravemente la Galleria degli Uffizi. Una pioggia di vetri infranti, per il vuoto d'aria creatosi, colpisce anche la tavola di Giotto, la Madonna di San Giorgio alla Costa.

Fig. 14 - Giotto, Madonna di San Giorgio alla Costa, Tavola. Firenze, Museo di Santo Stefano al Ponte

I restauratori, una volta rimosso un corpo estraneo che aveva offeso il petto di un angelo, decidono di lasciare la ferita causata da una scheggia profondamente conficcatasi quale perenne testimonianza della follia dell'uomo e della violenza e del lutto che ha investito anche l'opera. Quella cavità scavata nella materia pittorica giottesca non sarà richiusa da una stuccatura e segnerà d'ora in poi il dipinto, legando in maniera indissolubile la memoria dell'evento all'opera [lxvii].

Immaginando di tornare indietro di un secolo, gioco che a questo punto si presta al tema trattato, ci introduciamo, idealmente, nella famosa casa rossa di William Morris. Nella sala da pranzo della dimora, iscritto nella cappa del caminetto, troviamo il motto: Ars longa vita brevis. L'epitaffio suggellava la scarna ornamentazione del focolare, realizzato in nudi mattoni a vista e privo di ogni connotazione stilistica: la frase enucleava l'essenziale nudità e funzionalità dell'elemento d'arredo, non prodotto di una data moda e di una data epoca, ma a-temporale, avulso dalla contemporaneità e quindi eterno come l'arte [lxviii].

Fig. 15 - W. Morris, caminetto della ''casa rossa''

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[lxvi] U. BALDINI, Teoria del restauro , Firenze 1978, p. 9.

[lxvii] M. CIATTI, M. FROSININI (a cura di), La Madonna di San Giorgio alla Costa di Giotto , Firenze 1995, pp. 40, 41.

[lxviii] N. PEVSNER, L'architettura moderna ed il design , Torino 1969, pp. 36, 37.

 

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