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Le Meridiane delle Marche

“Il tempo nell'arte”

di

MASSIMO TEMPERINI

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7 - IL TEMPO-PITTORE

In questa prima ricognizione del tempo nell'arte deve essere incluso l'aspetto della conservazione dei manufatti. Ogni epoca umana ha il compito della trasmissione dell'opera d'arte al futuro, ed, in particolare, dovrà rispettarne la patina [lxiii], ovvero il sedimentarsi del tempo stesso sull'opera.

Il tempo che fuma in un quadro è una stampa del 1761 di William Hogart (1697-1764). Il tempo-pittore è rappresentato con ali, falce e pipa, elementi, che come si è visto, denotano l'invecchiamento e la caducità a cui l'opera, giocoforza, è sottoposta. Il vecchio lascia i suoi segni, la falce che trapassa la tela ed il fumo che annerisce la tela, sulla pittura. In basso a sinistra un pingue vaso di vernice è pronto per completare l'opera di invecchiamento. Dietro l'opera si nasconde la polemica, particolarmente sentita nel Settecento, sulle tecniche di restauro. Alcuni sostenevano che l'in­vecchiamento della vernice o dell'olio di finitura donasse alle tele e alle tavole dipinte caldi toni giallo-bruni.

Verrà del tempo la maestra mano

a dare all'opre tue l'ultimo tocco;

che colla bruna patina i colori,

ammorbidisca, e accordi; e quella grazia

aggiunga lor che sol può dare il tempo;

porti il tuo nome a' Posteri, e più rechi

bellezze all'opre tue che non ne toglie [lxiv] .

Il problema dell'effetto volontario o involontario d'invecchiamento delle opere, è importante per le testimonianze che ci ricordano come un pittore potesse eseguire le opere in vista dell'assestamento che col tempo avrebbero subito i colori, le mestiche e le vernici che usava.

Fig. 13 - W. Hogarth, ''Il tempo che fuma in un quadro'' (1761), stampa

Hogarth nel 1753, notando la possibile irreversibilità dell'in­tervento del tempo, dichiara: Un colore diventa più scuro, un altro più chiaro, uno affatto di un colore differente, mentre un altro, come l'oltremarino, manterrà il suo natural lucido anche nel fuoco. Perciò com'è possibile che tali differenti materiali, sempre variamente cambiando (visibilmente dopo un certo tempo) dovessero accidentalmente coincidere coll'intenzione dell'artefice e produrre il maggior accordo dell'opera, quando è evidentemente contrario alla loro natura, perché non veggiamo noi in più raccolte, che il troppo tempo disunisce, discorda, oscura, e a poco a poco distrugge anche le pitture meglio conservate?

E' proprio per questo motivo che Hogart inserisce nella stampa una scritta in greco che campeggia sulla cornice e recita Il tempo non è un creatore sapiente, perché rende ogni cosa più debole [lxv]. Esso è rappresentato con le ali perché il tempo vola , come nella figura accovacciata della Melencolia I di Dürer. Nella mitologia greca il titano Crono, figlio di Urano e di Gea, si ribellò al padre ferendolo con una falce, attributo che accompagna di sovente il Tempo o la Morte . Egli divorò i propri figli, tranne Zeus che, eroicamente , lo sconfisse rinchiudendolo, con gli altri titani, nel Tartaro. Trasponendo l'episodio nel contesto del nostro dibattito, possiamo concludere che l' eroe-artista ha, miticamente, sconfitto il Tempo, divoratore di opere, ridonando a loro la vita.

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[lxiii] C. BRANDI, op. cit. , p. 27.

[lxiv] A. CONTI, Storia del restauro e della conservazione delle opere d'arte , Milano 1988, pp.96-101. Il concetto del Tempo pittore che interviene a dare maggiore armonia ai dipinti diviene un luogo comune fra i conoscitori della fine del Seicento; John Dryden nel 1694 conclude una lunga poesia indirizzata a Sir Godfrey Kneller richiamandosi proprio a questo tema.

[lxv] La scritta in greco è di difficile lettura. Ringrazio a proposito la professoressa Paola Moriconi per la traduzione.

 

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