Associazione Artistico-Culturale Synodia

 

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Le Meridiane delle Marche

“Il tempo nell'arte”

di

MASSIMO TEMPERINI

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5 - VANITAS

Tempus loquendi, tempus tacendi è il motto dell'Ecclesiaste (Qo. 3,7) che compare nel Tempio Malatestiano a Rimini, sul sepolcro di Isotta, un ammonimento: si chiudano, con la morte, chiacchiere e polemiche [xliv].

Negli affreschi della chiesa di Pinzolo, nel Trentino, il pittore Simone II Baschenis de Averaria (documentato tra il 1512 e il 1547), effigia nel 1539, la todtentanz , danza macabra dei morti. I bianchi scheletri sorreggono zappa e vanga, per scavare le fosse, e la clessidra col motto La hora e finita (sic). La personificazione della morte, armata ed incoronata, è alleata del tempo; ad esso cederà i suoi emblemi: ali, falce e clessidra [xlv].

In epoca manierista l'opera praghese di Giuseppe Arcimboldo (1524-1593) è allegoria dell'impero di Rodolfo II. Gli elementi dell'u­niverso naturale (stagioni, mesi,...) sono messi in parallelo con la leadership del Sacro Romano Impero Asburgico [xlvi]. Elementi e stagioni convivono armoniosamente: tale felice rapporto rispecchia l'equilibrato governo degli Asburgo. Le stagioni ritornano in un ciclo perpetuo; la natura esiste per sempre nella combinazione perenne dei quattro elementi. Gli Asburgo, che appaiono padroni di stagioni ed elementi, avranno un dominio perpetuo.

Alla stessa corte praghese sul finire del secolo decimoquinto, nell'opera Allegorie della brevità della vita di Joris Hoefnagel (1542-1600), si manifesta l'altra faccia della medaglia, sulla scorta dei versi del Siracide (Sir. 39,18): Florete flores, quasi Lilium, et date odorem [xlvii]. Il fiorire della Primavera è effimero, gli odori floreali svaniranno: è l'anticipazione di quello che, nel Seicento, sarà un tema ricorrente della cultura artistica, la Vanitas . Due lucerne la cui fiamma ondeggia al vento e una clessidra incorniciate da due lilium, farfalle e bruchi indicano l'immancabile scadenza della vita terrena ed alludono ad una trasformazione in forme più pure: Rosam quae praeterierit ne quaeras iterum. Il secondo pannello più esplicitamente ammonisce: Homo sicut foenum dies eius tanquam flos agri sic efflorebit (Ps 103, 15).

Fig. 7 - Fermo, Teatro dell'Aquila, "Le sei ore notturne danzanti" particolare dell'affresco della volta "I numi dell'Olimpo" di Luigi Cochetti

Philippe de Champaigne ( - ) nel museo di Le Mans nella sua opera dal titolo Natura morta, con il teschio, il tulipano e la clessidra pone in scena il dramma della vanità terrena . Il teschio è la morte. Ad essa allude il fiore reciso e la clessidra simbolo del trascorrere ineluttabile del tempo. In un'altra prova, questa volta un'incisione, De Champaigne rappresenta il teschio, la rosa e l'orologio, aggiungendo didascalicamente l'iscrizione: Hora fugit, marcescit honor, mors imminet atra (fugge il tempo, marcisce l'onore, cupa incombe la morte) [xlviii].

I simboli della Vanitas o della caducità della vita che più spesso ricorrono sono: la pipa (dissolversi in fumo dei piaceri umani), il mappamondo, la clessidra e l'orologio (rapido trascorrere del tempo), la candela spenta (immagine della fine), gli strumenti silenti (silenzio della morte) [xlix], le bolle di sapone (fragilità dell'esistenza) [l] le perle e i soldi (caducità della bellezza e della ricchezza terrena).

Nell'opera Et in Arcadia ego del Guercino (1591-1666) l'ambiguo signi­ficato della vita e della morte che convivono, confortante/deprimente messaggio arcadico, è suggellato dalla presenza del teschio (morte) e del bruco che, trasformandosi in farfalla, simboleggia il futuro ed il trascorrere del tempo[li].

Forse l'immagine più emblematica di questa sensibilità al memento mori ci è data da Caravaggio (ca. 1571-1610) nel Giovane con canestra di Frutta della Galleria Borghese. La sostanza ultima del messaggio pittorico è la meditazione sulla caducità delle cose terrene, quindi una vera e propria vanitas , che rivela la brevità della giovinezza, sottolineando il contrasto con la vita ultraterrena concessa dalla fede [lii].

Nel Sepolcro di Alessandro VII della chiesa di San Pietro a Roma Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) affronta il tema del monumento funebre. Uno scheletro con la clessidra in mano, emblema della morte e del tempo, alza una spessa coltre che svela la presenza della porta dell'oltre tomba, termine della vita terrena [liii].

Fig. 8 - J. Hoefnagel, ''Allegoria della brevità della vita'' (1591), pannello di un dittico. Acquerello su pergamena, 12.3x18 cm., Lille, musèe des Beaux-Arts

Ne Le filatrici di Diego Velasquez (1599-1660) la pittura viene celebrata come capace di fermare il tempo. Mentre sullo sfondo si intravede la sconfitta dell'arte umana, rappresentata dall'abile tessitura di Aracne che viene punita per aver sfidato gli dei, in primo piano tre donne attendono allegoricamente alla filatura. Esse sono la personificazione delle Parche, simbolo del fato. Nella mitologia romana Cloto era colei che svolgeva dal fuso lo stame della vita, Lachesi misurava lo stame e Atropo tagliava con le cesoie lo stame della vita. Esse presiedevano alla nascita, al matrimonio e alla morte degli uomini [liv].

Fig. 9 - D. Velasquez, ''Le filatrici (La favola di Aracne)'', post 1655, Olio su tela, 220x289 cm., Madrid, Museo del Prado

Il tema del Tempo che scopre la Verità venne ripetutamente raffigurato da Giambattista Tiepolo (1696-1770). Nella tela del Museo Civico di Vicenza, il pittore effigia il Tempo nelle vesti di un vecchio alato che regge una falce, con un serpente ed una clessidra sotto i piedi. La Verità gli è al fianco nuda letteralmente svelata dal Tempo; ella è stata messa in luce, come testimonia il Sole che la giovane regge in una mano [lv].

La ritrattistica ha spesso preso in esame le fortune illusorie della vita terrena. Autoritratto con clessidra è un'opera del Vedoli ( - ). Lo strumento misuratore del tempo compare anche in un Ritratto di giovane con clessidra e penna , opera di Anonimo della fine del sec. XVIII e conservato in casa Leopardi a Recanati. Il dialogo Morte-Memoria , nemiche acerrime, tema trattato dal poeta, vi è ben esemplato. Il tempo che scorre inesorabile è suggerito inequivocabilmente dalla presenza della clessidra. La memoria è evocata dalla penna che ha appena vergato su di un foglio l'immagine di un volto. Questo disegno, la memoria , sarà più longevo del giovane raffigurato [lvi].

La cultura nordica, che, come abbiamo avuto modo di vedere, è particolarmente incline al gusto del macabro, si esprime con immagini in cui non solo la clessidra ammonisce sulla vanità terrena, ma lo stesso corpo è già degradato e trasformato precocemente in scheletro. Esemplare è il ritratto di Giacomo Thun nel castello di Castelfondo [lvii].

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[xliv] P.G. PASINI, Lo Zodiaco di Agostino , in P. MELDINI-P.PASINI, La Cappella dei pianeti , Cinisello Balsamo 1983, p. 33.

[xlv] S. VERNACCINI, Baschenis de Averaria-Pittori erranti del Trentino , Trento 1989, pp. 81, 82, 92 e 95.

[xlvi] T. DA COSTA KAUFMANN, Le allegorie e i loro significati , in AA. VV., Effetto Arcimboldo , Milano 1987, p. 100.

[xlvii] Ibidem , pp. 134, 135. Cfr. E. FUCIKOVA, Rudolf II and Prague , Londra 1997, pp. 36, 37.

[xlviii] P. DE VECCHI-E. CERCHIARI, Arte nel tempo , Milano 1996, pp. 369-70.

[xlix] In alcuni dipinti di Baschenis gli strumenti abbandonati e privi di alcune corde mostrano tracce di dita che hanno sfiorato le superfici asportando il sottile strato di polvere, simbolo dell'abbandono e dell'oblio.

[l] Nell' Humana fragilitas di Salvator Rosa il bimbo che gioca con le bolle di sapone è ignaro testimone della presenza della morte che con aspetto di scheletro allude probabilmente alla sua precoce scomparsa, evento che è verosimilmente autobiagrafico.

[li] D. MAHON, Il Guercino , Bologna 1991, pp. 94-98.

[lii] AA. VV., La natura morta al tempo di Caravaggio, Napoli 1995, pp. 104-105.

[liii] P. DE VECCHI-E. CERCHIARI, op. cit. , pp. 636, 637.

[liv] P. CRESCINI, L. DELLA PERUTA, F. FAVA, Dizionario illustrato di Mitologia classica , Vimercate 1985, pp. 218 e 244.

[lv] AA. VV., Giambattista Tiepolo , Milano 1996, pp. 148 e 149.

[lvi] A. e V. LEOPARDI, Giacomo e la scienza , Trieste 1996, pp. 48, 49.

[lvii] A. GORFER, I castelli del Trentino, Trento 1985, V. I, p. 378.

 

     
     

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