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Le Meridiane delle Marche

“Il tempo nell'arte”

di

MASSIMO TEMPERINI

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3 - TEMPO E SPAZIO

Una successione temporale di azioni invece di descrivere il tempo ci delineerà uno spazio. Il tempo è dato dall'attesa, dal ricongiungimento o dal dramma. Nel Banchetto di Erode di Donatello (1386-1466), la prospettiva di tre ambienti, sapientemente sovrapposti nello spazio esiguo della profondità della lastra, non è solo abile esercitazione tridimensionale.

Fig. 4 - Donatello, Banchetto di Erode, 1427. Bronzo dorato, 60x60 cm., Siena, Fronte battesimale del Battistero del Duomo.

Lo spettatore gode di una visuale privilegiata: vede tutti e tre gli ambienti. Dentro la sua mente si ricompone una sequenza temporale articolata e complessa. I musicisti ignari ci testimoniano che c'è un festoso banchetto in atto. Ma al di là delle loro teste, quella mozzata di San Giovanni campeggia sinistra. Non è vista né da loro né tantomeno dai convitati.

Il carnefice, un semplice esecutore, ricompare immediatamente in primo piano e, con gesto fiero, esibisce il lugubre desco. Le musiche sembrano interrompersi improvvisamente, urla di terrore si levano dai commensali; anche Erode è sconvolto, non crede ai suoi occhi e si ritrae. Solo Erodiade sembra consapevole di quanto accaduto: malvagia orchestratrice del dramma, con risolutezza, addossa le colpe allo stordito Erode. Donatello, tuttavia, non vuole solo raccontarci l'episodio anzi, egli ci induce, con la ripetizione della figura del boia, ad indagare sul perché dell'accaduto. Erode è ignaro di quello che sta accadendo, le movenze svelte e sensuali della danzatrice, la musica incalzante, le libagioni abbondanti per un momento gli fanno dimen­ticare le urla ammonitrici ed ossessionanti del Battista che lo tormentano senza sosta e che provengono da altri ambienti della reggia, forse proprio dietro l'uscio dell'ultimo recesso.

La visione in prospettiva della testa recisa, allo spettatore anticipa il dramma che si sta per compiere, ma Erode ha le spalle voltate alla parete di fondo, non può intra-vedere e forse in quel momento gusta pienamente l'intorpidimento della sua mente e il vortice passionale in cui è caduto è accentuato dall'improvviso eclissarsi degli echi delle lontane urla del profeta, ammutolito per sempre. Ma un altro urlo si sta per levare quando il boia recapita a tavola il suo fatale carico, quello di Erode, che non si dispera unicamente per l'orrore che desta la tremenda visione. Egli non ha abbastanza fiato per sopraffare l'enorme, incolmabile e assordante vuoto dell'abisso che gli si è spalancato avanti: la sua anima è perduta per sempre!

Prima dell'avvento della teoria della relatività, spazio e tempo erano considerati due cose differenti. Lo spazio, a tre dimensioni - altezza, larghezza e profondità - era una cosa; il tempo un'altra cosa. Nel 1908 Hermann Minkowsky (1864-1909) scopre la quarta dimensione , ovvero lo spazio-tempo: le due entità sono strettamente connesse tra di loro. Picasso (1881-1973), pronto nel recepire le novità culturali e scientifiche dell'epoca, acquisì questo principio e ne fece l'asse portante dell'avanguardia pittorica cubista. L'oggetto non veniva più conosciuto attraverso una visione unica e lineare ma attraverso una serie di punti di vista continuamente modificantesi nel tempo e che restituivano più aspetti dell'oggetto stesso: dall'alto, dal basso, di fronte ed in prospettiva. Le varie configurazioni venivano sovrapposte o affiancate, restituendo, in tal modo, un'immagine caleidoscopica e filmica del­la cosa rappresentata. Nel mondo dell'arte aveva fatto ingresso il movimento, ovvero la componente tempo a lungo congelata entro la con­venzionale visione prospettica rinascimentale.

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