Associazione Artistico-Culturale Synodia

 

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Le Meridiane delle Marche

“Il tempo nell'arte”

di

MASSIMO TEMPERINI

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1 - ARCHITETTURA E TEMPO

L'architettura, tra le fondamentali espressioni artistiche nel dialogo arte-tempo, occupa un posto di rilievo poiché essa stessa è esclusivamente fruibile attraverso il tempo e nel corso di quello si logora e si conserva. Particolari manufatti architettonici, per giunta, ospitano oggetti che segnano il tempo. Pensiamo ad un campanile: su di esso possiamo osservare, non di rado, la compresenza di più strumenti misuratori quali una meridiana, un orologio meccanico e le campane. Si veda la Torre degli orologi di Tolentino, in origine campanile della chiesa di San Francesco, e la famosa Torre del Municipio di Praga, con orologio astronomico del sec. XV [i].

Fig. 1 - Tolentino, Torre degli Orologi

Praga riserva un'altra curiosità: nel quartiere giudaico il municipio ospita in facciata un orologio con cifre ebraiche, le lancette girano in senso antiorario, come la scrittura semitica che procede in senso inverso alla nostra [ii].

Costruzioni puntuali e svettanti sull'abitato hanno offerto, nel passato, anche riferimenti di orientamento temporale oltreché spaziale. La proiezione della propria ombra nelle piazze li fa giocoforza diventare enormi gnomoni [iii].

L'architettura, funeraria o sacra, è sorta e si è sviluppata fin dall'antichità al fine di rappresentare essa stessa il tempo . La città dei morti, che è antecedente a quella dei vivi, è materializzazione del tentativo di competere con l'eternità [iv]. La città sacra è destinata a sconfiggere il tempo, i suoi edifici sono immuni dal deperimento o, almeno, è quella l'immagine che devono dare di sé [v].

Grazie ai suoi edifici e alle sue strutture istituzionali, e alle ancor più durature forme simboliche della letteratura e dell'arte, la città unisce il passato al presente e all'avvenire. Entro la sua cinta storica il tempo si scontra col tempo e lo sfida [vi].

Nell'antico Egitto l'uomo era tutt'uno con la natura. Compito basilare della cultura egiziana era di proteggere quella totalità sperimentata e voluta contro qualsiasi mutamento (il mutamento è una funzione del tempo): di qui la necessità d'interpretare il tempo come un ritmo eterno, un ordine fondamentalmente statico [vii].

La costruzione dell'altare per un sacrificio vedico è concepita come integrazione simbolica del tempo, come sua materializzazione nel corpo dell'altare: l'altare del fuoco è l'anno (...) Le notti sono le pietre di chiusura e queste sono 360, perché vi sono 360 notti nell'anno; i giorni sono i mattoni yajusmati, perché questi sono 360; ora vi sono 360 giorni nell'anno [viii].

La città monumentale ricalca forme geometriche che rivelano gli esordi della matematica e dell'astronomia. Nel tempio di Ammon-mut-chons a Luxor, in Egitto, assistiamo all'utilizzo dell'espansione gnomonica sul princi­pio della proporzione aurea e della sua omologazione antropomorfica [ix].

Secondo Aristotele ci sono certe cose che non subiscono alterazioni, tranne in grandezza, allorché crescono di dimensione. Questo genere di crescita architettonicamente è stata definito disegno base o modulare . Nel tempio Hindu [x] il pavimento veniva iniziato ponendo insieme quattro mattoni ognuno lungo un piede, formando un quadrato di lato 2 piedi, che, espandendo, si portava a lato di 3 piedi, poi di 4 piedi e così via. Ogni espansione successiva era considerata come espansione dell'altare del sacrificio.

In questo secolo gli studi di Rudol Steiner (1861-1925), fondatore della Teosofia e attento lettore delle opere scientifico-artistiche di Wolfgang Göethe (1749-1832), ripropongono la concezione dell'edificio non come corpo autonomo ed indipendente dall'intorno, ma come elemento inserito in un ambiente naturale e cosmico con cui è strettamente correlato [xi].

L'architettura ha una propria funzione vitale ed è davvero organismo vivente. Della natura non coglie i soli aspetti formali ma le leggi intime, i processi di crescita e di strutturazione. Tra l'architettura e la pianta vi è un rapporto profondo. Nell' Invenzione della Croce di Jacopo da Varagine si narra come Salomone abbia cercato di costruire il Tempio con il legno sorto sulla tomba di Adamo [xii].

Nella prefazione al Libro III del suo trattato De architectura (27-23 a.C.), Vitruvio indaga i canoni per la realizzazione di ogni tipo di costruzione e in particolare per i templi degli dei, i cui pregi o difetti sono destinati a durare nel tempo [xiii]. Nel Pantheon l'occhio di luce posto al vertice della cupola attrae lo sguardo di ogni visitatore. Osservando il Sole che nel suo corso illumina ora il pavimento, ora le pareti, ora la cupola, pare quasi di avvertire, in questo vasto tempio dedicato a tutti gli dei, l'immanenza divina [xiv].

Nel dialogo con il cosmo e nella rappresentazione simbolica data di esso attraverso l'uso delle proporzioni desunte dal corpo umano le architetture classiche, come d'altronde ogni altra espressione artistica, si caricano di una valenza atemporale, assoluta, che le colloca in una dimensione sovrastorica, ben al di là della situazione temporale e locale in cui sono state realizzate [xv].

Esse diventano modello compositivo, linguaggio attraverso il quale raggiungere l'armonia e l'unità tra micro e macrocosmo. Questo linguaggio è riproposto nel Rinascimento sia dal punto di vista delle forme visibili che delle leggi compositive e proporzionali utilizzate [xvi]. Il partito marmoreo della facciata della chiesa di Santa Maria Novella di Firenze, realizzato nel 1470 su disegno di Leon Battista Alberti (1404-1472), è con­creta applicazione della eurythmia classica raccomandata da Vitruvio [xvii]. Un esempio più intimamente legato sia al mito che al trascorrere quotidiano del tempo è fornito dall'anfiteatro del giardino di Boboli a Palazzo Pitti a Firenze. Esso si trova a metà strada tra circo e teatro ed evoca l'immagine del cielo. L'immagine del circo richiama una serie di significati cosmici . L' arena simboleggia la Terra, l' euripo il Mare, le dodici porte dei carceres corrispondono ai dodici segni zodiacali. Vi si correvano 24 corse corrispondenti alle ore ed imitanti le corse del Sole, i carri avevano 4 cavalli come il carro di Apollo; c'erano quattro fazioni corrispondenti alle Stagioni. Gli aurighi facevano sette giri di pista, numero dei pianeti allora conosciuti e dei giorni della settimana. Nei giochi circensi erano onorati la Natura, il Tempo, l'Oceano e gli Astri. Il circo era collegato con il Palatium imperiale, Regia Solis (parallelo tra Boboli e Pitti) [xviii].

L'assunzione del classico a modello non sempre rafforza la continuità storica tra l'antico e il moderno. Il Barocco è ancora uno sviluppo della cultura classica; il ritorno al puro classico del neoclassicismo tronca lo sviluppo. L'arte neo-classica non è storicistica, si ispira a modelli antichi non più storicizzati all'interno delle epoche artistiche ma assunti come assoluti ed immutabili [xix]. Uno dei modi in cui venne espresso con maggiore evidenza questo nuovo modo di affrontare l'architettura fu l'apprezzamento delle rovine e la realizzazione di rovine nuove [xx].

Tuttavia il monumento rappresentava ancora l'aspirazione a un ritorno a forme archetipe, poiché il significato che esso concretizzava era l'esperienza dell'eternità. Ha detto Chesterton: Eternità, il più grande degli idoli, il più potente tra i rivali di Dio . Il Cenotafio progettato per Newton da Boullée (1728-1799) nel 1784 lo dimostra: il sarcofago dello scienziato appare circondato da una sfera, simbolo dell'universo [xxi].

Fig. 2 - A. L. T. Vaudoyer, casa di un cosmopolita

Il Tempio dell'immortalità di Jean-Nicolas Sobre ( - ) venne progettato come un grande monoptero aperto su tutte le direzioni, issato su un emisfero. Quest'ultimo si sarebbe specchiato in un lago, in modo che si raggiungesse l'impressione di un globo completo. Sobre aveva pensato di porre una cintura di altorilievi con i segni dello zodiaco intorno all'equatore della sfera, e di ravvivarne la superficie per mezzo di un delicato disegno, tale da suggerire una mappa geografica. All'interno doveva trovare posto un auditorio, a forma di anfiteatro, sotto una cupola stellata [xxii].

Nella nostra epoca l'ossessione del tempo è urgente sia come durata che come coefficiente di un continuum spazio-temporale [xxiii], si pensi alla città futurista, all'automobile, al cinematografo, all' action building [xxiv]. La città moderna con le sue zone a differenti destinazioni d'uso contempla diverse velocità e ritmi d'uso: da quelli stressanti e sincopati dei centri d'affari a quelli più rilassanti e lenti della campagna.

Se dall' architettura nel tempo passiamo all' architettura del tempo dobbiamo allora annoverare in questa categoria quei manufatti che nacquero espressamente come tentativi astronomico-scientifici per l'osservazione degli astri. Tralasciando gli esempi eclatanti dei megaliti di Stonehenge e le piramidi egizie dalle misteriose finalità non solo funerarie [xxv], pensiamo all'antica città precolombiana di Teotihacàn. Essa è orientata nord-sud e all'estremità nord della strada, campeggiano due piramidi poste perpendicolarmente. Una rappresenta il Sole (al suo interno vi era originariamente una caverna dove il Sole si nascondeva ogni notte) e l'altra, più piccola, rappresenta la Luna [xxvi].

A Chichen Itza vi fu un osservatorio astronomico. A Palenque l'ingresso centrale del tempio del Sole era orientato verso il Sole nascente la mattina dell'equinozio di Primavera [xxvii]. Gli architravi del distrutto palazzo di Yaxchilan rappresentano due fasi di un sacrificio reale di sangue narrati come celesti ierofanie [xxviii].

Il federiciano manufatto di Castel del Monte è stato realizzato con criteri scientifico-astronomici.

Alla fine del sec. XVI Tyco Brahe (1546-1601) costruì due osservatori nell'isola di Hven in Danimarca con imponenti macchine. Il secondo osservatorio venne chiamato Uraniborg, castello delle stelle [xxix]. Un altro osservatorio sul modello di Uraniborg doveva essere realizzato nei pressi di Praga. Nel '600 ricordiamo l'Osservatorio di Greenwich, fondato da re Carlo II nel 1675 su progetto del celebre architetto Chistopher Wren (1632-1723) [xxx].

Nel '700, all'istituzione di accademie scientifiche, spesso si abbinarono costruzioni rivolte all'osservazione del cielo. L'Accademia delle Scienze di Bologna si arricchisce di un osservatorio collocato nella Torre della Specola [xxxi]. Altri osservatori furono costruiti sotto l'incoraggiamento di prìncipi illuminati o di prelati come accadde per i collegi della Societas Jesu . Nel Collegio Romano tra le materie di studio non ecclesiali ebbe grande sviluppo l'Astronomia. Sotto Pio IX si costruì il nuovo Osservatorio tra la volta e il tetto della crociera della chiesa di Sant'Ignazio, con due torrette esterne per le osservazioni, piantate sui pilastri della cupola mai realizzata [xxxii].

A Göttingen l'osservatorio venne allestito in una torre costruita sulle mura della città [xxxiii]. In India nel '700 il Raja di Jaipur fece costruire cinque osservatori [xxxiv].

Le chiese si arricchirono di apparati atti alla misurazione del tempo. Uno dei più complessi era costituito da una lunga striscia metallica orizzontale incastrata nel pavimento. Essa segnava tutti gli allineamenti della proiezione dei raggi del Sole che, filtrando da un foro conico praticato nella copertura, colpivano la pavimentazione al momento dello scoccare del locale mezzogiorno. Esempi ancora esistenti di queste meridiane sono quelli della chiesa di San Petronio a Bologna, di Santa Maria degli Angeli a Roma e del Duomo di Milano [xxxv].

Nell'Ottocento, in conseguenza all'accelerazione dei progressi della tecnica, il tema dell'architettura in funzione del tempo si sposta a quella della ricerca tecnologica di nuovi strumenti ottici di indagine stellare: i telescopi. Il telescopio di Rosse [xxxvi] deve comunque affrontare problemi edilizi nella costruzione di una struttura capace di sostenere uno strumento pesantissimo.

L' Einsteinturm, la torre-osservatorio di Erich Mendelsohn (1887-1953), finita di costruire nel 1921 a Neubabelsberg, rappresenta un tentativo di trasporre in forme espressioniste la meccanicità degli strumenti tecnologici moderni. É una forma plastica che sembra erompere dal suolo per conquistare a fatica e con violenza lo spazio: una sorta di potente veicolo bellico e di preistorico animale insieme [xxxvii].

Fig. 3 - E. Mendelson, Einsteinturm a Berlino, Neubabelsberg

Il famoso osservatorio di monte Palomar, in California e il più recente di Antofagasta, in Cile, rappresentano, forse, l'ultima e mitica generazione di oggetti architettonici destinati all'osservazione celeste. La loro forma sferica ci riporta ad ancestrali archetipi e, al di là della funzionalità, ci ricordano la calotta del Pantheon. Ora non è più la divinità Sole che si cala attraverso l'oculo aperto sulla sommità della cupola, ma è l'uomo che, sfidando la propria limitatezza, cerca di conquistare, attraverso il credo assoluto della tecnica, il mistero dell'eternità.

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[i] J. STANKOVA, J. STURSA, S. VODERA, Praga, undici secoli di architettura , Praga 1991, p. 42; T. C. I., Praga , Trieste 1996, pp. 141 e 146. L'orologio del Municipio fu realizzato nel 1402 e perfezionato e restaurato a più riprese. Nel 1865 fu aggiunto un piatto circolare con medaglioni raffiguranti i dodici mesi dell'anno. La terra si trova ancora al centro dei pianeti. Sopra il quadrante, ogni ora, dalle 8 alle 21, un meccanismo fa sfilare Cristo, gli apostoli, mentre uno scheletro agita la clessidra ed un gallo canta. La campana è stata issata nel 1409 .

[ii] J. MACHT, V. SADEK, J. SEDINOVA, Il Ghetto di Praga , Praga 1991, pp. 81 e 155; T.C.I., op. cit. , p. 192. L'orologio si trova di fronte alla sinagoga Staronová sotto il cui tetto si pensa sia ancora conservato il mitico Golem.

[iii] Cfr. F. ARBORIO MELLA, La misura del tempo nel tempo , Milano 1990, pp. 14,15. Il nome gnomone significa colui che giudica , dito di Dio altrimenti. Fin dall'antichità attraverso pali verticali, pietre issate in posizione eretta sono servite per valutare il tempo nei vari momenti del giorno e dell'anno. Anche l'ombra dell'uomo primitivo è inizialmente servita per scandire il passare del tempo; vedi infra, pp.

[iv] L. MUMFORD, La città nella storia, Milano 1977, p. 17

[v] Ibidem , p. 98. La nota precedente, la presente e le seguenti riguardanti MUMFORD 1977, sono state puntigliosamente rilevate da Enrico Albanesi a cui va un ringraziamento particolare.

[vi] Ibidem , pp. 135-136.

[vii] C. NORBERG-SCHULZ, Il significato nell'architettura occidentale , Milano 1974, p. 19.

[viii] SATAPATHA BRAHMANA, X,5,4,10, citato in M. ELIADE, Trattato di storia delle religioni , Torino 1976, p. 380.

[ix] R. LAWLOR, Sacred geometry , Londra 1982, cap. The practice of Geometry.

[x] K. STELLA, The hindu temple , Delhi 1976.

[xi] S. ANDI, L'architettura organica vivente , in AA. VV., Un'architettura per l'uomo, Incontri introduttivi all'architettura organica vivente , Milano 1995, pp. 1-4.

[xii] Ibidem , B. GUASINA, Il contributo artistico di Göethe per un rinnovamento dell'architettura , pp. 3 e 4.

[xiii] M. VITRUVIO POLLIONE, De architectura , (a cura di L. MINGOTTO), Roma 1991, p. 127.

[xiv] D. WATKIN, Storia dell'architettura d'occidente , Ozzano Emilia 1994, p. 52

[xv] E. PANOFSKY, Sul rapporto tra la storia dell'arte e la teoria dell'arte , in La prospettiva come forma simbolica e altri scritti , Milano 1976, pp. 193 e 194.

[xvi] Cfr. R. WITTKOWER, Principi architettonici nell'età dell'umanesimo , Torino 1964, pp. 101-146, 151-158.

[xvii] Ibidem, pp. 48 e 49. F. BORSI, Leon Battista Alberti , Milano 1980, pp. 80-105. Vari e noti strumenti misuratori del tempo campeggiano sulla stessa facciata della chiesa.

[xviii] Cfr. M. FAGIOLO ( cura di), La città effimera e l'universo artificiale del giardino , Roma 1980; G. BRUNO, De umbris idearum-Le ombre delle idee, Roma 1977.

[xix] G.C. ARGAN, L'arte moderna 1770/1970 , Firenze 1973, p.16.

[xx] D. WATKIN, op. cit. , p. 342.

[xxi] C. NORBERG-SCHULZ, op. cit. , pp. 173, 174 e 185; A. JACQUES, J.P. MOUILLESEAUX, Les architectes de la liberté , Paris 1988, pp. 2-7: Esprit sublime! Génie vast et profond! Etre divin! Newton daigne agréer l'hommage de mes faibles talents! O Newton! Si par l'étendue de tes lumières et la sublimité de ton génie, tu as déterminé la figure de la terre, moi j'ai conçu le projet de t'envelopper de ta découverte. C'est en quelque façon t'avoir enveloppé de toi-même. En me servant, Newton, de ton divin systéme pour former la lampe sépulcrale qui eclaire ta tombe, je me suis rendu, se me semble, sublime. C'est le seule décoration dont j'ai cru devoir faire usage. C'était dans le séjour de l'immortalité, c'était dans le ciel que je voulais placer Newton. La lumiére de ce monument qui doit être semblable à celle d'une nuit pure estt produite par le astres et les étoiles qu'ornent la voûte du ciel. La disposition des astres est conforme à celle de la nature .

[xxii] E. KAUFMANN, L'architettura dell'illuminismo , Torino 1966, p. 231, fig. 191.

[xxiii] G. DORFLES, Ultime tendenze dell'arte d'oggi , Milano 1981, p. 88.

[xxiv] T. CROSBY, Architettura: il senso della città , Bologna 1971,p. 89. L'autore suggerisce di sopperire alla piattezza e all'inumanità della città moderna con l'esercizio ludico dell'autocostruzione con moduli spaziali prefabbricati composti liberamente secondo le mutevoli esigenze, in particolare quelle soddisfacenti il tempo liber.

[xxv] Nuova teoria sulla genesi e significato della costruzione di queste monumentali tombe è stata avanzata di recente da un'equipe di studiosi. In base ai rilevamenti dell'erosione geologica della base della sfinge si è retrodatato la sua costruzione, in origine più grande e forse con l'effigie di un leone, di alcuni millenni. L'elevato contenuto tecnologico di alcune realizzazioni hanno convinto gli studiosi a credere che fossero opera di una civiltà molto progredita, vissuta in una fase temporale caratterizzata dall'ingresso nella costellazione del Leone. La tesi sarebbe confortata dai riscontri topografici sull'orientamento dei monumenti, la cui particolare collocazione avrebbe un significato celeste , una sorta di mappa cosmica, che indicherebbe il luogo di successiva destinazione di quella originaria e sconosciuta civiltà, una volta abbandonata la terra.

[xxvi] S. Y. EDGERTON JR., La scienza nella Mesoamerica precolombiana , in W. R. SHEA (a cura di), Le scienze fisiche e astronomiche , Storia delle scienze , V. II, Torino 1992, p. 17.

[xxvii] Ibidem , pp. 18 e 19.

[xxviii] Ibidem ,p. 22.

[xxix] W.R. SHEA, La Rivoluzione scientifica , in W. R. SHEA. (a cura di), op. cit ., pp. 171, 172.

[xxx] P. CASINI, Isaac Newton , in W. R. SHEA (a cura di), op. cit ., pp. 252, 253. Cfr. anche J. L. HEILBRON, Fisica e astronomia nel Settecento , in W. R. SHEA. (a cura di), op. cit ., pp. 386-389, Altri famosi osservatori europei sono raffigurati nella carta del cielo della Collection of History of Science della Linda Hall Library di kansas City: l'osservatorio costruito dal langravio di Assia Carlo I a Kassel nel 1714; l'osservatorio di Parigi costruito sotto Luigi XIV, nel 1667; l'osservatorio di Berlino, costruito sotto Federico I, nel 1700.

[xxxi] J. L. HEILBRON, op. cit ., p. 344.

[xxxii] Z. CARLUCCI, La chiesa di S. Ignazio di Loyola , Roma 1995, pp. 27 e 28.

[xxxiii] B. V. SUBBARAYAPPA, La scienza in India ed nell'Estremo Oriente , in W. R. SHEA, op. cit.

[xxxiv] J. L. HEILBRON, op. cit ., p. 391.

[xxxv] Ibidem , pp. 347-352.

[xxxvi] R. W. SMITH, L'astronomia nell'Ottocento e nel Novecento , in W. R. SHEA. (a cura di), op. cit ., pp. 552, 553.

[xxxvii] H. R. HITCHCOCK, L'architettura dell'Ottocento e del Novecento , Torino 1971, p. 4. fig. 244.

 

 

     
     

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