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Le Meridiane delle Marche

“La Misura del tempo”

di

ALBERTO CINTIO

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Fermo, Liceo Scientifico "Temistocle Calzecchi Onesti"in Via dei Mille. Gli allievi, arrivati al traguardo della maturità, hanno lasciato un ricordo del loro passaggio: nel 1994 una meridiana ad ore babiloniche.

8 - IL PERIODO DEL MEDIOEVO

Tutte le conoscenze elaborate dal mondo greco furono concentrate nella biblioteca di Alessandria e il grande Claudio Tolomeo (100-178 d.C.) ne rielaborò nell' Almagesto una sintesi armonica perfezionando il modello geocentrico in modo da dare la posizione del Sole, della Luna e dei cinque pianeti visibili ad occhio nudo con buona approssimazione. Scrisse anche un'opera intitolata Analemma in cui si occupò di orologi solari anche complessi come le sfere armillari e l'astrolabio. Queste due opere si diffusero in Europa sul finire del primo millennio per opera degli Arabi e costituirono una guida fondamentale agli astronomi del Medioevo e del Rinascimento.

Con la decadenza dell'impero romano ci fu generalmente un regresso e sempre più raro divenne l'uso degli orologi solari. Ricordiamo comunque tre personaggi che hanno dato un notevole impulso alla cultura e hanno lasciato una forte impronta nella seconda metà del I millennio e anche dopo: S.Benedetto da Norcia (480-547), Beda il Venerabile (673-735) e Gerberto d'Aurillac (940?-1003).

Dal sec.V in poi i monasteri benedettini sono diventati centri di conservazione delle opere della classicità e quindi centri di cultura e scuole di vita e di mestieri. S.Benedetto nella sua regola ha insegnato a intercalare la preghiera e il lavoro sia manuale che intellettuale ( ora et labora ) in modo da integrare e dare una profonda motivazione alle due dimensioni dell'uomo: quella verticale con Dio e quella orizzontale con i fratelli. La giornata era quindi divisa in 8 ore, come ci testimonia Umberto Eco nel libro Il nome della rosa , basandosi sul fatto che nell'Italia settentrionale, alla fine di Novembre, il Sole si leva intorno alle 7.30 e tramonta intorno alle 4.40 pomeridiane:

•  Mattutino: tra le 2.30 e le 3.00 di notte

•  Laudi: tra le 5 e le 6 di mattina, in modo da terminare quando albeggia

•  Prima: verso le 7.30, poco prima dell'aurora

•  Terza: verso le 9

•  Sesta: mezzogiorno. In un monastero dove i monaci non lavoravano nei campi, d'inverno, era anche l'ora del pasto.

•  Nona: tra le 2 e le 3 pomeridiane

•  Vespro: verso le 4.30, al tramonto. La regola prescrive di far cena quando ancora non è scesa la tenebra.

•  Compieta: verso le 6, perché entro le 7 i monaci vanno a coricarsi.

Lo strumento per misurare queste ore era la meridiana ad ore canoniche verticale a forma di semicerchio con uno gnomone di lunghezza qualsiasi posto verticalmente alla parete nel centro del semicerchio. Disegnare sulle pareti delle chiese, che sempre erano orientate con l'asse maggiore in direzione Nord-Sud, una semicirconferenza, dividerla poi in tre parti usando lo stesso raggio, dividerla ancora fino a 6 o 12 parti è cosa semplicissima e alla portata di tutti.

Nelle Marche ci sono due meridiane di questo tipo: una sulla chiesa di S.Maria a Pié di Chienti a Montecosaro Scalo (MC) e l'altra sulla chiesa di S.Giorgio all'Isola a Montemonaco (AP). La prima, di cm. 40x60 circa, è collocata sullo spigolo della chiesa con 12 divisioni e con tre lettere incise: T, S, N, ossia terza, sesta, nona. In queste ore i monaci interrompevano il lavoro e si recavano in coro per celebrare la liturgia delle ore corrispondenti. Così la declamazione frequente dei salmi, degli inni, delle sequenze e dei cantici a voce alta e ritmata dalla musica gregoriana, favoriva un'ampia memorizzazione di questi testi e quindi un diffondersi della cultura religiosa. Questa chiesa fu costruita nel 1125 con il tipico stile della architettura cluniacense dall'abate di Farfa Adenolfo ed è stata una delle prepositure farfensi più importanti nel Piceno. La seconda meridiana, di cm. 25x35, si trova sulla parete della torre di vedetta e declina di circa 30° verso Est e risale anch'essa all'XI-XII secolo; anche questa chiesa per tutto il medioevo fu possesso farfense assegnato alle dipendenze del Priorato e del Capitolo farfense di S.Vittoria in Matenano (AP).

Beda il Venerabile (ricordato nel calendario il 25 maggio) era nativo di Wearmouth e visse nell'abbazia benedettina di Jarrow in Inghilterra e passò tutta la sua via, come scrisse lui stesso, “ a cantare la lode divina, a studiare, a insegnare e a scrivere ”. Le opere riguardanti il nostro argomento sono molto profonde ed ampie ed hanno fatto da guida per la costruzione degli orologi solari specialmente nelle chiese inglesi e sono tutte raccolte in PL XC. Ne citiamo quattro: Libellus de mensura horologii, De Natura rerum (cap.XLVII: de circulis terrae , sulla misura della latitudine; cap.XLVIII: gnomonica de iisdem ), De ratione computi (cap.1: de tempore ; cap.2: de hora ; cap.3: de die ; cap.4: de nocte ) e De temporum ratione . In questa ultima si parla, per la prima volta nella storia della scioterica, dello gnomone polare. Infatti al cap. XXXI: “ De dispari longitudine dierum et vario statu umbrarum” , nelle glossae et scholia a pag.435, è disegnato e spiegato il vas horoscoporum , ossia una meridiana scavata a forma di emisfero e a proposito dello stilo, che nella figura risulta obliquo, dice: “ Intelligendum est... FG stylum erectum, cuius extremitas G ostendit polum arcticum, F antarcticum, C centrum interioris cavati, cui respondet punctus subterraneus quod nadir vocant”.

Sul finire del I millennio inizia la lenta penetrazione della cultura araba in Spagna e in Francia e con le Crociate del XI-XIII sec. anche nel resto dell'Europa. Gli Arabi avevano ereditato, rielaborato e fatta propria tutta la cultura del Vicino Oriente sia a livello matematico che a livello filosofico e portandola in Europa ci hanno fatto fare un salto in avanti che l'impero romano non ci aveva permesso. S.Alberto Magno (1200-1280), provinciale dei Domenicani, grande naturalista e uomo unico ai suoi tempi tanto da meritarsi il titolo di Magno, insegnava teologia e filosofia e scienze a Parigi traducendo dall'arabo Aristotele e Platone: erano così tanti gli alunni che accorrevano alle sue lezioni (tra cui S.Tommaso d'Aquino) che doveva tenerle dalla finestra rivolto verso la piazza che, proprio per questo, da allora fu chiamata piazza Maubert (da Magnus Albertus ).

Il personaggio che più di tutti ha contribuito alla diffusione della cultura scientifica araba è stato Gerberto D'Aurillac, divenuto poi papa Silvestro II dal 997 al 1003: il papa dell'anno mille. Era nato in Spagna ed aveva frequentato le scuole arabe ed è considerato il primo grande erudito che abbia volgarizzato in Europa l'uso delle cifre indo-arabe, dell'astrolabio e dello gnomone polare sulle meridiane. Ha tradotto dall'arabo le opere del grande matematico Al Mamum (786-833), califfo di Bagdad della dinastia abbaside, divulgandone le novità più importanti: introduzione della tangente nei calcoli di trigonometria, la sostituzione del sinus sulle corde, la risoluzione delle equazioni cubiche, lo studio approfondito delle sezioni coniche. Come religioso, fu prima abate di Reims, poi abate della prestigiosa abbazia di Bobbio, ricchissima di volumi di scrittori latini, greci ed arabi, poi ancora precettore dell'imperatore Ottone III ed infine papa.

Dal punto di vista gnomonico ci furono due grandi novità: anzitutto il passaggio dalle ore canoniche o temporarie alle ore di eguale durata con la introduzione dello gnomone polare, ossia parallelo all'asse terrestre; in secondo luogo la costruzione di cattedrali e di scriptorium (la sala ove i monaci amanuensi ricopiavano i manoscritti) con rigorose regole analemmatiche in modo che fungessero da precisi orologi e calendari.

Va citato lo scriptorium dell'Eremo di Fonte Avellana (PS) che ha conservato la struttura originaria dell'XI-XII secolo a differenza delle analoghe sale di altri monasteri radicalmente modificate lungo i secoli, per cui rappresenta un unicum . E' costruito rispettando in più parti la divina proporzione (1:1,618) e con perfetto orientamento Nord-Sud per cui il raggio di Sole, che entra a mezzodì dalla unica e stretta finestra della parete Sud, cade sul gradino d'ingresso al solstizio d'inverno e sul gradino di fondo al solstizio d'estate e per di più ci sono 13 monofore in alto molto strombate, 6 sulla parete Est e 7 sulla parete Ovest disposte in modo tale che dentro la sala la luce diffusa è sempre costante ed omogenea, dal mattino alla sera e dall'estate all'inverno.

Oltre che di calendario lo scriptorium assolve anche alla funzione di orologio per le ore canoniche. All'ora terza e all'ora nona, infatti, i raggi del Sole, data la particolare forma delle monofore laterali, colpiscono il pavimento solo per pochi minuti e all'ora sesta lo stesso fenomeno si ripete col Sole che entra dalla monofora di fondo. Per tutti questi motivi è stato quindi definito opus scientiae et artis.

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