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Le Meridiane delle Marche

“La Misura del tempo”

di

ALBERTO CINTIO

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Fermo, Liceo Scientifico "Temistocle Calzecchi Onesti"in Via dei Mille. Gli allievi, arrivati al traguardo della maturità, hanno lasciato un ricordo del loro passaggio: nel 1989 una meridiana ad ore italiche (indica le ore che mancano al tramonto).

7 - OROLOGI SOLARI A ROMA

Tutto ciò che i Romani conoscevano di astronomia, matematica e filosofia derivava dalla Grecia ma hanno recepito questa cultura passivamente e senza un apporto personale o una rielaborazione originale. E questo anche nel campo della gnomonica, per cui gli strumenti importati per misurare il tempo erano principalmente due: l'emiciclo scavato e l'obelisco.

Gli scavi archeologici fatti in molte città o necropoli o ville romane (es.Pompei, Ostia, Aquileia) hanno portato alla luce molti esemplari di emiciclo scavato per cui si può dedurre che all'inizio dell'era cristiana furono attrezzati nel nostro paese veri e propri laboratori, gestiti quasi sicuramente da artigiani di origine greca e che questo orologio costituiva uno status symbol per le famiglie ricche e nobili. Solo nella nostra regione Marche sono stati rinvenuti 4 esemplari di emiciclo ampiamente illustrati più avanti.

Essi erano però calcolati con molta approssimazione al punto tale che Seneca, ironizzando sulla loro diffusione, afferma che a Roma era più facile mettere d'accordo i filosofi che gli orologi (Seneca, Apocolokynthosis,2,2). Anche Plauto su questo argomento non era meno caustico: “Che gli dei facciano sparire chi inventò le ore e chi per primo pose qui una meridiana ! (lat. solarium). Perché a me poveraccio ha ridotto la giornata a brandelli da nulla. Prova ne sia il fatto che quand'ero ragazzo l'unica mia vera meridiana era il mio ventre, una meridiana assai migliore e precisa di tutte queste. Quando lui dava l'avviso, si mangiava, salvo il caso che non ce ne fosse. Ora invece, anche quando ce n'è, non si va a tavola se non piace al Sole. E così da quando la città è piena di meridiane, la maggior parte del popolo va in giro tutta rinsecchita dalla fame” (Plauto, Boeotia , in Gellio, N.A. 3,3,3).

Nonostante la diffusione di questi orologi a Roma il mezzodì veniva ancora annunciato da un araldo dei consoli che, posto dinanzi alla Curia, osservava il momento in cui l'ombra delle colonne si allineava tra gli antichi rostri, ossia la tribuna ufficiale del Foro Romano. Questo metodo era certamente antiquato, ma senza dubbio riscuoteva più fiducia.

Marziale, poeta comico-giocoso del I sec. d.C. (40-104), nel “De diei partitione apud Romanos” , così descrive, con espressioni ora umoristiche ora violente, le attività nella Roma dei suoi tempi: “La prima e la seconda ora sono riservate ad intrattenere i clienti, la terza affatica i rauchi avvocati difensori, nella quarta e nella quinta i Romani prolungano i vari lavori, la sesta ora rappresenta la quiete per gli stanchi, la settima è la fine dei lavori, l'ottava e la nona rendono splendidi i corpi dei Romani con gli esercizi ginnici ed i bagni, nella nona è necessario cenare su letti preparati, la decima è dedicata alla lettura dei miei piccoli scritti”.

Plinio il Vecchio (24-79 d.C.) ci racconta un curioso episodio storico: il console Valerio Messala portò da Catania a Roma nel 263 a .C. una meridiana come preda della prima guerra punica e la collocò nel Foro. Ma non poteva essere esatta perché le due città differiscono per più di 4° di latitudine e fu accolta quindi con scetticismo. Solo dopo un secolo si accorsero dell'errore, quando cioè il censore Quinto Marco Filippo nel 164 a .C. ne fece erigere un'altra calcolata proprio per la latitudine di Roma: questa fu accolta con favore, tant'è vero che fu collocata accanto ai rostri e finì per diventare un luogo convenuto per gli appuntamenti. Dopo soli cinque anni fu affiancata da un orologio ad acqua che doveva servire per i giorni nuvolosi e per la notte, fatto costruire dai censori Scipione Nasica e Marco Popilio Lenate.

Nel I sec a.C. si risveglia un certo interesse per questo settore: Giulio Cesare infatti nel 46 a .C., aiutato dall'astronomo Sosigene, affronta la riforma del calendario, detto appunto giuliano, ponendo fine ad una grande confusione che c'era sempre stata in precedenza sul numero dei mesi, sulla loro durata e soprattutto sulla non corrispondenza tra le stagioni astronomiche e il calendario. L'opera più colossale e senz'altro più precisa fu l'orologio orizzontale fatto costruire a Roma sul Campo Marzio da Augusto nel 9 a .C. per celebrare l'anniversario della sua nascita che cadeva proprio all'equinozio d'autunno. L'architetto Facundus Novus utilizzò il grande obelisco costruito da Psammetico II nel 586 a .C. e portato da Eliopoli a Roma subito dopo la conquista dell'Egitto e che oggi si trova in piazza Montecitorio trasportatovi da Pio VI sul finire del 1700. La meridiana, chiamata solarium Augusti , misurava 80x180 metri ed era fornita di linee orarie e di curve di declinazione in bronzo incastonato nel travertino per cui serviva da orologio e da calendario. Portava inoltre le indicazioni dei venti che iniziavano o cessavano quando l'ombra dell'obelisco passava per i segni che indicavano giorni particolari. Sulla linea equinoziale era posta l'Ara Pacis in modo che al tramonto del Sole del 23 Set., compleanno di Augusto, l'ombra dell'obelisco arrivasse a toccare questo monumento.

Ma non ebbe grande fortuna perché dopo circa 30 anni, sia per i terremoti, sia per le inondazioni del Tevere, sia per il cedimento del terreno si rese inservibile. Fu restaurata da Domiziano nell'80 d.C. in una campagna di ricostruzione del Campo Marzio devastato da un incendio. Ma non durò molto a lungo perché le inondazioni interrarono di nuovo completamente le lastre e l'obelisco cadde spezzandosi in due.

L'archeologo tedesco Edmund Buchner, sulla scia della testimonianza di Plinio, dopo pazienti ricerche ostacolate dal fatto che ora tutto il Campo Marzio è pieno di costruzioni, finalmente nel 1979 trovò negli scantinati di un grande palazzo alcuni segmenti delle sbarre di bronzo che costituivano le linee orarie e alcuni lastroni di travertino incisi che facevano parte del lastricato. Sicuramente questa meridiana rappresenta l'espressione più alta della scienza gnomonica a Roma. Attualmente, all'ingresso della Basilica di S.Lorenzo in Lucina, che si trova appunto in questa zona, su grandi pannelli esplicativi è esposta la ricostruzione del Campo Marzio con la sua monumentale meridiana.

Lungo la linea meridiana di questi grandi orologi pubblici, si mettevano le indicazioni dei segni zodiacali sia con i simboli sia con i nomi. In genere venivano usati i due esametri coniati da Decimo Magno Ausonio (310-395 d.C.) nel suo Eclogarum Liber , molto musicali e quindi di facile memorizzazione e per di più divisi dalla cesura nei gruppi stagionali e precisamente:

Sunt Aries Taurus Gemini Cancer Leo Virgo

Libraque Scorpius Arcitenens Caper Amphora Pisces

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