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Le Meridiane delle Marche

“La Misura del tempo”

di

ALBERTO CINTIO

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Fermo, Liceo Scientifico "Temistocle Calzecchi Onesti"in Via dei Mille. Gli allievi, arrivati al traguardo della maturità, hanno lasciato un ricordo del loro passaggio: nel 1987 una meridiana ad ore moderne.

6 - LE MERIDIANE IN GRECIA

L'arte di misurare il tempo nell'antica Grecia era molto diffusa e raffinata e sicuramente aveva subito l'influsso babilonese ed egiziano: lo deduciamo dai progressi conseguiti in matematica, astronomia e geodesia. Ma poche e frammentarie sono le testimonianze o i documenti scritti e ancor più incerte le datazioni. Erodoto, che scrive verso il 430 a .C., afferma che i Greci hanno appreso la divisione del giorno il 12 parti e l'uso dello gnomone e del polos dai Babilonesi. Diogene Laerzio (siamo però al III sec. d.C.) scrive che il filosofo Anassimandro di Mileto (610- 546 a .C.), inventò lo gnomone come indicatore delle stagioni e lo , uno strumento che misurava il mezzodì, infatti serviva per essere puntuali all'ora dei pasti.

Una fonte importante, anche se è del I sec.a.C., è costituita dal IX libro del De Architectura di Vitruvio: il più grande architetto e ingegnere romano. Egli elenca tutta una serie di orologi solari usati, o per lo meno noti, al suo tempo, con i relativi scopritori. Il fatto curioso è che molti di questi orologi non sono stati ancora identificati perché mancano reperti archeologici o altre fonti descrittive, per cui ne conosciamo solo il nome.

Così li elenca Vitruvio (De Arch.IX,8):

•  Emiciclo scavato (hemicyclium excavatum) scoperto da Beroso Caldeo.

•  Scafe o emisfero (Scaphen sive hemispherium) scoperto da Aristarco di Samo (310- 230 a .C.): è il celebre sostenitore della prima teoria eliocentrica.

•  Disco in piano (discum in planitie) : scoperto sempre da Aristarco di Samo

•  Ragnatela (arachnen) scoperto secondo alcuni da Eudosso di Cnido (408- 355 a .C.), l'ideatore della prima teoria planetaria geocentrica; secondo altri da Apollonio di Perge (262- 180 a .C.), uno dei tre più grandi matematici dell'antichità insieme ad Euclide ed Archimede ed autore di un trattato sulle coniche.

•  Faretra (pharetra) scoperta da Apollonio.

•  Plinto o lacunare (plinthium sive lacunar) scoperto da Scopina di Siracusa.

•  Strumento per luoghi noti (Vitruvio lo cita in greco ) scoperto da Parmenio.

•  Strumento per tutti i luoghi (sempre in greco: ) scoperto da Teodosio di Andras.

•  Pelecino (pelecinum) scoperto da Patroclo, un geografo del IV sec.a.C.

•  Cono (conus) scoperto da Dionisodoro.

•  Ragnatela conica (conorachnen)

•  Plinto conico (plinthium conicum)

•  Antiboreo (antiboreum)

Di questi ultimi non cita lo scopritore e del plinto dice che era posto anche nel Circo Flaminio. Così conclude il cap.8: “Oltre questi tipi, molti autori hanno lasciato scritti sul modo di costruire orologi solari per il viaggio e dai loro libri, tutti quelli che conoscono la descrizione e il funzionamento degli analemmi, possono trarre, volendo, molte indicazioni e suggerimenti”.

La profonda conoscenza della matematica sferica aveva portato anche alla costruzione di orologi solari su sfera convessa, ma fino al 1935 non se ne supponeva neppure l'esistenza sia perché non menzionati dagli autori classici o moderni, sia perché non esistevano reperti sciografici di questo tipo. In quell'anno l'archeologo statunitense Karl Blegen trovò tra le rovine di Prosymna in Argolide (l'attuale città di Barbati) un globo di marmo bianco del diametro di cm. 53 e del peso di quasi due quintali, che oggi è conservato in Grecia al museo di Nauplion. Questo modello di orologio solare rimase come esemplare unico del suo tipo fino al 1985, quando, per puro caso, nel corso di lavori sulle fondamenta del Palazzo Pretorio di Matelica (MC), fu trovato da Danilo Baldini un altro globo, sempre in marmo bianco a grossa cristallizzazione (marmo statuario tipico delle cave di Afrodisias vicino ad Efeso), con lettere e numeri greci, del diametro di cm.29 e peso di Kg.35: è attualmente conservato al museo Piersanti della stessa cittadina.

Questi due globi, unici nella storia della sciografia, funzionano in base al movimento sulla loro superficie sferica del terminatore, ossia il cerchio massimo che separa la semisfera illuminata da quella in ombra. Questo terminatore ruota di 15° all'ora dal mattino alla sera e di 47° dall'estate all'inverno: per cui, senza altra sovrastruttura, i globi funzionano da perfetti calendari ed orologi solari. Sulla datazione del globo di Prosymna gli archeologi e gli epigrafisti danno come sicura la data del II sec.a.C., mentre sul globo di Matelica alcuni dicono III o IV sec.a.C. per la maggiore semplicità delle linee, altri invece scivolano al I sec.d.C. in considerazione del sito ove è stato trovato. Resta il fatto che ambedue sono stati costruiti per la latitudine dei luoghi di rinvenimento.

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