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Le Meridiane delle Marche

“La Misura del tempo”

di

ALBERTO CINTIO

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Fermo, via Sisto V: meridiana ad ore italiche sulla fiancata Est del Palazzo Comunale, risalente forse al '700 e restaurata di recente.

3 - I SISTEMI ORARI

La divisione dell'arco diurno in 12 parti uguali quasi certamente è di origine assira, ma c'è stata molta diversità lungo i secoli e presso i vari popoli nel far iniziare la giornata e nel concepire le ore, per cui distinguiamo:

a - ore temporarie. Dividendo l'intervallo di tempo che va dal sorgere al tramonto del Sole in 12 parti uguali si ottengono, alle nostre latitudini, ore di diversa durata in estate e in inverno e precisamente d'estate le ore erano di circa 75 minuti e d'inverno erano di circa 45 minuti. Solo agli equinozi risultavano di 60 minuti sia di giorno che di notte. Queste ore erano usate dagli Egiziani, poi dai Greci, poi dai Romani e perdurarono fino a tutto il primo millennio. Sono anche chiamate ore giudaiche perché ampiamente citate nei Vangeli (Mt.20,1-16) oppure ore canoniche perché stabilivano il ritmo di lavoro e di preghiera corale nei monasteri benedettini. Spesso sono anche chiamate ore planetarie, specialmente nel mondo greco-romano, in quanto ogni ora del giorno era sotto la protezione di una divinità pagana. La divisione dell'arco notturno in quattro veglie (lat. vigiliae , cfr.Lc.12,38), era molto più empirica e corrispondeva al cambio delle sentinelle nei presidii romani. Il loro nome ci viene riportato in Mc.13,35: “ Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino”. (In latino: sero an media nocte an galli cantu an mane )

b - ore babiloniche. Sono le ore contate a partire dal sorgere del Sole ed erano in uso presso gli Assiri-Babilonesi, gli Egiziani e i Persiani. In Europa questo sistema non è stato mai usato per cui sono pochissime le meridiane ad ore babiloniche ed in genere abbinate a meridiane con altro tipo di ore.

c - ore italiche. Sono le ore contate a partire da mezz'ora dopo il tramonto del Sole, esattamente al suono dell'Ave Maria, istante in cui cominciava un nuovo giorno ed erano usate da molti popoli: Cinesi, Greci, Romani, Islamici, Ebrei. Questo sistema è stato comunemente usato anche in tutta Europa fin dal X secolo e in particolare nella penisola italiana, da cui il nome, dove è rimasto fino alla fine del secolo scorso ed era molto utile perché indicava, con una semplice sottrazione a 24, quante ore di luce erano rimaste e quindi permetteva di valutare il tempo necessario per percorrere il tragitto dal centro del paese alla casa in campagna senza essere sorpresi dalle tenebre lungo il cammino. Molte sono le meridiane ad ore italiche rimaste sulle piazze, sui campanili o sulle fiancate delle chiese e molte sono le testimonianze storiche e letterarie: basti pensare al Sabato del Villaggio e ai Promessi Sposi (cap. 11 e 17), oppure al detto comune “ portare il cappello sulle ventitré” , cioè inclinato per riparare gli occhi dai raggi del Sole molto basso sull'orizzonte a mezz'ora dal tramonto. In Abruzzo e nel Molise è comune l'espressione “ suona la ventiquattresima ora” per indicare il suono dell'Ave Maria. Tutte le solennità nei monasteri, nelle chiese e nella liturgia delle ore iniziano ancor oggi la sera prima con il canto solenne dei Primi Vespri . S.Francesco è morto la sera del 3 ottobre proprio al tramonto del Sole, per questo la sua festa è stata sempre celebrata il giorno successivo.

I quadranti degli orologi meccanici ad ore italiche avevano la numerazione da I a VI con le ore VI in alto e le ore III in basso per cui le lancette delle ore facevano quattro giri al giorno: tutto ciò per ridurre la forza motrice necessaria per azionare la suoneria delle campane. Un grande quadrante circolare di questo tipo costituito da quattro grosse pietre di travertino a settore circolare di 90° gradi si trova nel museo di Montalto Marche (AP). In alcuni paesi dell'Abruzzo è possibile osservare sulla facciata delle chiese quadranti di questo tipo ad es. Civitella Alfedena e Pietracamela. Così anche ad Arpino (FR), la patria di Cicerone. Sulla cuspide del campanile della chiesa di Monte S.Martino (MC) ci sono addirittura quattro quadranti di questo tipo, in pietra arenaria incisa, uno per ogni lato. Contrariamente al nostro modo di pensare, quando si indicava un'ora, si intendeva tutto l'intervallo di 60 minuti e non l'istante: ad es. l'ora terza agli equinozi, era tutto l'intervallo tra le due e le tre e non il preciso istante delle ore tre.

d - ore moderne o francesi o astronomiche. Durante la Rivoluzione Francese , come furono cambiati i nomi ai mesi e ai giorni della settimana, così si cambiò il sistema orario e l'ora zero fu stabilita alla mezzanotte per le ore antimeridiane e a mezzogiorno per le pomeridiane. Per la

verità non fu una cosa nuova perché nel periodo ellenistico il giorno iniziava alla mezzanotte e per gli Arabi cominciava a mezzogiorno. Questo sistema, reso obbligatorio in Francia, varcò subito le Alpi e pian piano nel secolo scorso sostituì completamente il sistema ad ore italiche. Molte meridiane ad ore moderne oggi esistenti sono state ridipinte sopra le vecchie ad ore italiche. Ma siccome il passaggio non fu né semplice né privo di polemiche, spesso alla meridiana ad ore italiche è stata affiancata quella ad ore moderne. Meridiane in coppia si trovano un po' dovunque e nel territorio di S.Elpidio a Mare (AP) addirittura in tre chiese: sulla facciata della basilica della Misericordia, recentemente restaurata, sulla chiesa dell'ospedale e sulla facciata della chiesa della frazione di Mostrapiedi. Ma anche per gli orologi meccanici era necessaria la doppia presenza, come si può costatare sulla facciata della basilica di S.Pietro a Roma, sulla facciata della basilica di Loreto (ove è scritto a caratteri cubitali italicum a destra e astronomicum a sinistra) e sulla torre civica di Tolentino.

In Italia l'orario alla francese fu imposto nel 1798, con una legge approvata dal Senato il giorno 8 messifero dell'anno VI dell'era repubblicana ed entrata in vigore il primo vendemmiale dell'anno VII . Appena caduta la repubblica e restaurato quindi, dalle nostre parti, il governo pontificio, Pio VII diede ordine che si tornasse all'antico. Fu Pio IX, nel 1846, in una delle sue prime riforme, a rimettere l'orario alla francese: il primo a funzionare con questo sistema fu l'orologio del Quirinale il 7 novembre e subito dopo quello di Montecitorio e del Collegio Romano. Il Belli, interpretando il malumore dei romani, ci costruì un simpatico sonetto accompagnato da esauriente introduzione (Cfr. G.G.Belli: I Sonetti - Feltrinelli Editore - Milano 1965 - Vol. IV - sonetto n.2141, pag.2242).

Il publico orologio del palazzo pontificio al Quirinale, pari ad altri di Roma, ebbe finora il quadrante diviso in sole sei ore, le quali, mandandosi esso orologio alla romana, facean perciò in un dì quattro ufficii, cioè di ore 6, di 12, di 18 e di 24. La campana peraltro battea di 12 in 12. Da questi elementi nasceano tali bizzarre combinazioni, che uno svizzero della guardia ebbe un giorno ad esclamare: ‘'Oh, Griste sante! Segnar guattre, sonar tiece, e star fentitue!''. Pio IX fa ora cangiare il quadrante che segnerà quindi all'astronomica. Agli stazionari questa innovazione non piace”.

 

E daje co Pio nono! e ‘gni paese

mò aricopia st'usanza scojonata

de portà ‘na banniera inarberata

tra canti e soni e tra cannele accese.

 

E intanto er zanto padre ha la corata

d'arimette l'orloggio a la francese.

Un papa! ammalappena ar quarto mese

der papatico suo! Brutta fumata!

 

Disse bene er decan de Lammruschini

ar decan de Mattei: “Semo futtuti:

qua torneno a regnà li giacubbini”.

 

Sto sor Pio come vòi ch'Iddio l'ajuti

quanno ce viè a imbrojà pe li su' fini

sino l'ore, li quarti e li minuti?

 

Anche nel nostro piccolo successero fatti analoghi. I vecchi di Belmonte Piceno (AP) (allora di pura fede papalina) ancora ricordano questo detto: “ Belmonte, sito sopra un monte / senz'acqua nella fonte / con l'orologio alla francese / quant'è brutto ‘sto paese!.” A Monturano (AP), invece, ove circolavano ampiamente idee liberali ed ove la fonte era... più generosa, lo stesso proverbio, tutto in positivo, terminava “ quant'è bello ‘sto paese!”.

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